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Il Medioevo e il Feudalesimo

Chiesa romanicaCon l'avvento dei Genovesi e dei Pisani il villaggio di Samassi passa dal Giudicato di Cagliari a quello dei conti della Gherardesca. In seguito morte del conte Ugolino (1288) condannato per alto tradimento anche Samassi passa sotto il dominio diretto dei Pisani. Durante questo periodo la Chiesa di San Geminiano viene restaurata ed ampliata.
Le prime attestazioni dell’esistenza dell’attuale villaggio sono assai antiche. “Esso, infatti, già appare citato col nome di Simassi in uno storico documento del 1119. Ricompare poi, come Semassi, nel trattato stipulato tra i giudici Guglielmo e Ugo di Bas, per delimitare nel 1206 i confini dei rispettivi giudicati e ancora, invariato nel toponimo, in un successivo documento del 1226, col quale Benedetta di Lacon concedeva ai monaci di San Giorgio di Sepollu de “paschiri et acquari” il loro bestiame “daa serra manna fini ad s’oliastru de semassi kesti paris cum sortu de suta billa”.

Nel periodo medioevale l’abitato di Samassi, forse perché più popolato e con una tradizione storico-culturale alle spalle, resistette al depauperamento umano della zona circostante. All’epoca dei Giudicati, nel XIV secolo, Samassi appartenne alla curatoria di Gippi, nel Giudicato di Cagliari, passando così dal dominio pisano-genovese a quello, ben più lungo e pesante, degli Aragonesi. È documentata la partecipazione dei rappresentanti del paese ai lavori del primo parlamento sardo, tenutosi a Cagliari nel 1355. Tre anni dopo troviamo Samassi con Orroli sotto Malganto di Ampurias; poi con Baralla sotto Cruillas, dopo la cui morte tornò sotto il dominio diretto del re. Nel 1391 il borgo fu dato ad Antonio Podialto; passò poi alla figlia di lui Giovanna, moglie di Marco di Monte Bovino, successivamente a Giovanni di Monte Bovino e infine a Podialto di Jagomovens che lo vendette a Francesco Grillo. Nel 1421 il re Alfonso II diede il feudo di Samassi a Marco Monthoi con Gesico e Goni della regione di Siurgus.
Nei secoli XV e XVI si assistette quindi al passaggio del feudo di Samassi, per successione o per vendita, a diverse casate nobiliari: si succedono così, spesso per l’assenza di eredi maschi diretti, Giovanni Montbuy (1430), Francesco e Antonio d’Eril (1460), Salvatore Aymerich (1533), Mattia Cavaller (1543), Anna e Emanuele di Castelvì (1549), Giovanni di Castelvì (1587), Giovanni Battista Castelvì (1607), Caterina e Anastasio Castelvì (1657), Giovanni Tommaso di Castelvì (1709), Maria Caterina e Gabriele Antonio Aymerich (1712), Salvatore di Castelvì (1722).

Le notizie storiche qui presentate sono tratte dal volume:
Antonio ZACCHEDDU, “Le pietre dimenticate. Pagine di storia samassese”, di prossima pubblicazione. E’ vietata la riproduzione parziale o integrale non autorizzata.