Passata frattanto la Sardegna alla corona sabauda, nel 1726, don Salvatore di Castelvì, ultimo nobile possessore del feudo, muore senza lasciare eredi diretti. Il feudo nel 1736 viene così trasformato in marchesato e viene venduto ad Antonio Simon Squinto. Il 9 Marzo 1737 il paese accoglie per una notte il re Carlo Emanuele III e la sua corte. Il marchesato passa nel 1747 a Giovanni Battista Simon Squinto e poi nel 1789 a Giuseppe Simon Squinto Carcassona il quale però non ottempera a tutti i suoi doveri di suddito e fa anzi nascere il sospetto di tradimento. Nel 1806 Samassi riceve la visita del re Vittorio Emanuele I e della moglie Maria Teresa d’Austria Este. Nel 1839 il feudo passa a Luigi Ricca di Castelvecchio che sarà l’ultimo marchese di Samassi a seguito del riscatto dei feudi sardi voluto dal re Carlo Alberto che nel 1840 acquisirà definitivamente tutti i beni al demanio dello Stato e Samassi entrerà appieno nel sistema amministrativo piemontese.
Samassi fu uno dei primi comuni a istituire nel 1824 le scuole pubbliche, sfruttando il convento agostiniano che ancora oggi ospita le Scuole Elementari. Poco effetto produsse a Samassi l’editto delle chiudende, che interessa pochi e non produce mutamenti culturali e sociali sensibili. Il tenore di vita assai misero dei vassalli non viene migliorato neppure dall’abolizione delle prestazioni feudali, voluta dalla Regia Delegazione nel 1837, così come non avevano dato alcun risultato in tal senso né il Monte Granitico né il Nummario, che pure erano stati introdotti nei secoli XVII e XVIII a difesa delle classi deboli. Nel 1838 Carlo Alberto dà il via ai lavori di prosciugamento e bonifica degli stagni di Samassi e Sanluri, operazione finalizzata a rendere più salubre il clima e ad acquisire all’agricoltura, al pascolo e al legnatico nuove terre; i lavori tuttavia si riveleranno più complessi del previsto e si concluderanno solo nel 1938.
Negli anni successivi la storia samassese è fatta per lo più del quotidiano stato di difficoltà in cui versavano i contadini, acuito dall’alternarsi di siccità e di improvvise e mal controllate piene del fiume Mannu. Nel novembre 1846, dopo l’ennesima nuova inondazione del paese, il sacerdote Sisinnio Fanari invita i popolani a ribellarsi contro l’inerzia del Consiglio Comunicativo. E sempre legato alla violenza distruttiva del fiume è l’ultimo fatto rilevante della storia samassese recente: l’inondazione del 17 novembre 1898 – che dall’anno viene ricordato come S’Annu ‘e s’unda (L’anno dell’onda) – che, pur senza causare vittime, distrusse metà del centro abitato causando danni talmente ingenti da richiedere l’intervento dell’esercito in soccorso delle popolazioni colpite e da indurre nella primavera successiva il Re d’Italia Umberto I e la Regina Margherita a visitare il villaggio distrutto.
Le notizie storiche qui presentate sono tratte dal volume:
Antonio ZACCHEDDU, “Le pietre dimenticate. Pagine di storia samassese”, di prossima pubblicazione. E’ vietata la riproduzione parziale o integrale non autorizzata.